Sai quando entri in un vivaio o garden center e tutto sembra così comodo, veloce, facile?
Beh, ho una notizia per te: non è sempre stato così.
Anzi, fino a non troppi anni fa, se volevi una pianta te la dovevi propagare da solo, oppure avere un amico disposto a darti una mano.
Come siamo passati dalla pazienza infinita della propagazione fai-da-te a scegliere piante come fossero scarpe in saldo?
Facciamo insieme un passo indietro e scopriamo quanto sia antica la storia del vivaismo.
Già ai tempi dell’antica Roma, quando Plinio il Vecchio non faceva altro che scrivere libri su piante e Natura, gli italiani avevano chiaro come propagare vegetali.
Non esistevano negozi con vasetti di plastica e substrati già pronti, figurarsi fertilizzanti chimici.
Se volevi una pianta, dovevi imparare a farla crescere con le tue mani.
Poi arrivò il Medioevo e i monaci diventarono praticamente i vivaisti del tempo.
Si occuparono di piante medicinali, ortaggi, frutti antichi.
Tutto coltivato con tecniche naturali e rispettose dell’ambiente.
Certo, non avevano alternative, ma erano decisamente più sostenibili di quanto siamo noi oggi.
Con il Rinascimento, invece, la moda dei giardini diventò un’ossessione per le famiglie nobili.
Tutti volevano esibire specie esotiche importate da Oriente e America, un po’ come oggi sfoggiamo auto, barche, vestiti, accessori.
Ecco, forse già allora iniziò il seme (è proprio il caso di dirlo) del vivaismo commerciale moderno.
Nel Settecento il vivaismo diventa una vera industria.
Le piante ornamentali e gli alberi da frutto diventano affari veri.
In questo periodo, l’Italia diventa un punto di riferimento per tutta Europa.
Hai presente quando dici che la moda italiana detta legge nel mondo?
Ecco, per il vivaismo funzionava uguale.
Solo con meno sfilate e più cesoie.
Il secolo scorso è quello che ci porta dritti a oggi, con Pistoia che diventata capitale europea del vivaismo ornamentale.
Meraviglioso, vero? Beh, sì e no.
Perché se da un lato abbiamo accesso facile a piante bellissime, dall’altro questo ha reso tutto fin troppo semplice, trasformandoci in consumatori passivi.
Tu prendi, paghi, pianti. Fine della storia.
Ma sei sicuro sia davvero una cosa positiva?
Negli ultimi decenni, fortunatamente, alcuni vivai hanno iniziato a ragionare sulla sostenibilità.
Meno chimica, più Natura.
Però, diciamocelo francamente, il problema resta anche nelle vecchie abitudini, difficili da eliminare.
Ad esempio, hai presente la famigerata capitozzatura?
Sì, quella pratica orrenda che trasforma gli alberi in tristi attaccapanni.
Sai da dove arriva?
Proprio dalla tradizione agricola e tramandata poi dal vivaismo.
Perché per molto tempo, per ottimizzare spazi e trasporti, tagliare brutalmente la chioma sembrava normale.
Risultato? Ancora oggi vediamo alberi mutilati con la convinzione che sia giusto così.
Stesso discorso per le potature aggressive nei frutteti: “Se taglio di più, produrrà di più”.
Ma dove l’abbiamo letta questa assurdità?
Sembra quasi che odiamo aspettare, che non sopportiamo l’idea che una pianta abbia i suoi tempi, i suoi ritmi.
La verità è che così facendo compromettiamo la salute delle piante e finiamo per spendere il doppio tra potature correttive, trattamenti e sostituzioni.
A proposito di pazienza, arriviamo al tema caldo: la propagazione.
Oggi compriamo piante già cresciute, spesso provenienti da chissà dove, dimenticando la bellezza e l’importanza di farle nascere e crescere nel nostro giardino.
Hai mai provato a seminare qualcosa?
Lo so, può essere frustrante.
Magari su dieci semi ne germina uno solo. Ma vuoi mettere la soddisfazione?
Propagare da seme, talea, propaggine o margotta non è solo una questione di risparmio economico (che non fa mai male), ma soprattutto ti permette di avere piante più resistenti e adatte al tuo terreno.
È una vera e propria scuola di pazienza, un esercizio di consapevolezza e rispetto verso i tempi della Natura.
Oggi vogliamo tutto e subito, ma tornare un po’ indietro o rallentare ci farebbe bene.
Sai qual è l’altro vantaggio della propagazione fai-da-te? La biodiversità.
Quando compri sempre dagli stessi vivai commerciali rischi di ritrovarti con piante geneticamente identiche, più vulnerabili a malattie e parassiti.
Coltivare in autonomia, invece, ti permette di selezionare e moltiplicare esemplari forti, adattati al tuo microclima.
È come avere un esercito di piccoli supereroi verdi nel tuo giardino.
Se non hai mai provato, comincia con qualcosa di semplice: erbacee perenni o bulbose.
Ti stupirai per quanto sia semplice auto-produrre queste meraviglie, risparmiando e ottenendo risultati migliori.
E se non sai da dove iniziare, prova a seguire la rubrica “Pillole Vegetali” sul canale Telegram Giardino Futuro.
Ci trovi più di 600 specie selezionate per resistenza e rusticità.
Ti basterà un po’ di coraggio e qualche seme per entrare in un circolo virtuoso di sostenibilità e soddisfazione personale.
Il futuro del tuo giardino dipende dalle tue scelte di oggi.
Puoi continuare a scegliere la via comoda e rapida, rischiando di impoverire biodiversità e conoscenza, oppure puoi riappropriarti del piacere antico e quasi dimenticato di creare, propagare e coltivare in autonomia.
Che ne dici, proviamo insieme a rallentare un po’?
Magari scoprirai che propagare piante è più facile di quanto credi.
Anzi, scommetto che tra qualche anno sarai tu a insegnarlo ad altri.
Autore: Roberto Massai
Natural Garden Designer & Tutor